In Line2Lead crediamo molto nello scambio tra professionisti che lavorano ogni giorno con le imprese. Per questo oggi ospitiamo un contributo di Nicola Onida, marketer e autore del libro Marketing per PMI. Nel suo articolo Nicola affronta un tema che vediamo spesso anche nel nostro lavoro di consulenza: la difficoltà delle aziende nel passare dalla tattica alla strategia. Buona lettura!
Ci sono giornate in cui il marketing dell’azienda assomiglia più a un bancone affollato al mercato rionale.
Telefonate, WhatsApp, il commerciale che chiede “mi serve una brochure al volo!”, il grafico che scrive “chi fa il testo per il post?”, l’agenzia che propone “facciamo questa campagna che sta funzionando benissimo su altri clienti”.
Alla fine della giornata hai fatto mille cose, ma se ti chiedi quanti clienti in più hai portato a casa, la risposta spesso è un’alzata di spalle.
In molte PMI il marketing nasce così: una somma di iniziative sparse, ognuna con una buona intenzione dietro, tutte senza un filo che le tenga insieme.
È come costruire una casa aggiungendo stanze ogni volta che serve spazio: una per il magazzino, una per l’ufficio commerciale, una per il marketing “perché ormai ci vuole”. Il risultato, dopo qualche anno, è fallimentare. Una pianta che nessun architetto firmerebbe nemmeno sotto tortura.
In questo articolo ti porto dentro a questo labirinto e ti accompagno a fare un passo in avanti: dal “fare qualcosa” al costruire un sistema che, nel tempo, ti aiuta a generare clienti in modo più prevedibile e sostenibile per una PMI.
Il marketing a colpi di emergenza
Quando entro per la prima volta in un’azienda, la scena è quasi sempre la stessa.
Un titolare che si porta addosso anni di decisioni prese in corsa, un team che si arrangia, fornitori diversi che hanno lasciato pezzi di strategia nei cassetti.
Se guardi da vicino, il marketing “in emergenza” ha alcuni tratti ricorrenti.
- Il messaggio cambia a seconda di chi parla: il commerciale promette una cosa, il sito ne racconta un’altra, il catalogo ne aggiunge una terza.
- Le azioni vengono decise dal calendario, non dalla strategia: fiera di settore, periodo natalizio, fine trimestre.
- Nessuno sa dire con precisione quali attività generano davvero contatti, quali portano clienti, quali servono solo a “far vedere che ci siamo”.
Hai mai provato a guidare dentro una nebbia fitta con i fari abbaglianti? Ti sembra di vedere qualcosa, ti sembra di controllare la strada, invece il bagliore crea un muro ancora più impenetrabile.
L’identità aziendale che non emerge
Ogni azienda ha una sua voce, anche quando nessuno la riconosce più.
C’è l’impresa che parla come un catalogo tecnico, quella che comunica con l’entusiasmo di chi ha appena aperto, quella che usa ancora le parole di vent’anni fa in un mercato che non esiste più.
L’identità aziendale non è una frase da slogan, è il modo in cui ti presenti quando nessuno ti guarda. È ciò che il tuo team racconta di te al bar, ciò che un cliente fedele direbbe se dovesse consigliarti a un amico.
Quando questa identità non viene dichiarata e messa a fuoco:
- il marketing diventa un collage di frasi generiche;
- i contenuti assomigliano a quelli dei competitor;
- il cliente percepisce qualcosa di "sfocato", anche se non saprebbe spiegare cosa.
È come avere una voce piacevole da ascoltare, ma parlare sovrastati dalla musica in discoteca. Solo chi ti conosce già ti sceglie, ma chi non ti conosce ti scambia per qualcun altro.
Nel lavoro con le PMI – e nel libro “Marketing per PMI” – il primo passo è sempre lo stesso: fermare il frastuono e mettere sul tavolo qualche domanda seria.
- A chi vogliamo davvero parlare?
- Che problema concreto risolviamo?
- Perché una persona che non ci ha mai visto dovrebbe scegliere noi, oggi?
Quando queste risposte iniziano a prendere forma, il processo di marketing dell’azienda smette di essere una giostra di azioni estemporanee e diventa un percorso organizzato.
Dalla casualità alla causalità: costruire un percorso di marketing per PMI
Forse tempo fa poteva funzionare così: un cliente si svegliava al mattino, vedeva un tuo post e firmava un contratto importante. Ora accade solo nelle fantasie di qualche millantatore. Chiunque si intenda un po’ di business, di vendita e di marketing, sa che il “viaggio” di una persona verso la tua azienda assomiglia di più a una serie di punti da mettere in linea.
- Un primo contatto: un contenuto, una fiera, una telefonata, un passaparola.
- Un momento in cui inizia a fidarsi: un consiglio utile, una spiegazione chiara, una dimostrazione di competenza.
- Una prima scelta: il preventivo accettato, il primo ordine, la prova di collaborazione.
- La conferma: il secondo ordine, il rinnovo, il “ti segnalo a un collega”.
Quando parliamo di “funnel marketing” molti pensano a software complicati, automazioni infinite, schermate piene di numeri, supercalcolatori della NASA. In una PMI, molto spesso, il funnel è una serie di gesti ripetuti ogni giorno: come rispondi alla prima email, che materiale lasci dopo una visita, cosa succede dopo il primo lavoro insieme.
Il punto è semplice: se questi passaggi restano impliciti, vivono nella testa di due o tre persone e non diventano mai un sistema. Quando uno di quei punti viene a mancare – una fiera salta, un commerciale cambia, un fornitore se ne va – il percorso si interrompe. Il cliente si ferma, si gira, sceglie un’altra strada.
Costruire un sistema che genera clienti significa disegnare questo percorso e decidere, consapevolmente, quali sono i punti che non possono mancare. Mai.
Obiettivo: costruire una PMI organizzata, non una macchina perfetta
C’è un’azienda con cui ho lavorato che, sulla carta, “faceva già marketing”.
Aveva un sito web rifatto da poco, una pagina LinkedIn, un profilo Instagram, qualche campagna Meta sporadica, un paio di fiere all’anno. Sulla carta ogni singolo pezzo, preso da solo, aveva senso. Messo insieme, sembrava un puzzle con pezzi mancanti.
Ci siamo seduti a tavola con titolare e team, abbiamo disegnato quella che per loro era “la strada normale” che porta un contatto sconosciuto a diventare cliente. Sono emerse voragini:
- nessun momento chiaro in cui chiedere il contatto;
- nessun contenuto che spiegasse bene il valore delle loro soluzioni;
- nessun follow-up strutturato dopo un primo lavoro andato bene.
Dopo aver messo da parte la disperazione, abbiamo iniziato da pochi elementi:
- una pagina sul sito web pensata per rispondere alle domande vere dei clienti, non per raccontare quanto sono bravi;
- una sequenza di step comunicativi dopo ogni primo progetto (email, telefonata, materiale di approfondimento);
- un modo semplice per raccogliere nomi e contatti in fiera e non perderli una volta tornati in ufficio.
Come vedi, non abbiamo messo in piedi un luna park digitale pieno di attrazioni inutili.
Abbiamo lasciato respirare ciò che già funzionava, togliendo peso a ciò che rubava energie senza portare risultati. Dopo qualche mese, i numeri hanno iniziato a raccontare un’altra storia: meno richieste “curiose”, più conversazioni con persone davvero interessate, un tasso più alto di clienti che tornano.
Gli strumenti che una PMI può davvero sostenere
Ogni volta che una PMI apre la porta al marketing, rischia di ritrovarsi davanti un catalogo infinito, soprattutto oggi con l’Intelligenza Artificiale. Social, newsletter, podcast, video, webinar, automazioni, CRM, chatbot. Il rischio è quello di riempire l’azienda di “cose da fare” che nessuno riuscirà mai a seguire con costanza.
Un sistema che genera clienti non nasce dall’accumulare strumenti, ma dal sceglierne pochi e usarli bene.
Per molte PMI questo significa:
- un sito web che non sia solo una vetrina, ma un luogo in cui chi è interessato trova risposte e può lasciare un contatto;
- un canale di comunicazione continuativo (newsletter, contenuti periodici) che tenga vivo il rapporto con clienti e potenziali clienti;
- qualche momento strutturato di incontro: eventi, demo, visite in azienda pensate non come “occasioni random”, ma come tappe del percorso.
Ogni strumento ha un costo invisibile: tempo, attenzione, energia.
Quando questo costo non viene considerato, l’azienda si riempie di profili, piattaforme, account che invecchiano da soli in un angolo. Perciò la vera domanda è: cosa possiamo portare avanti da qui ad almeno 6 mesi?
Nel libro “Marketing per PMI” ho raccolto proprio questo tipo di scelte: cosa può fare davvero una piccola o media impresa, con le persone e le risorse che ha, senza inseguire l’ultima moda del momento.
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Dati che parlano come persone
A un certo punto del percorso, entrano in gioco i numeri. E in genere si pensa che sia la parte più noiosa. Grafici da appendere al muro, tabelle monotone, cifre che assomigliano a geroglifici. Eppure sono segnali che ti dicono se la strada che hai tracciato ha senso.
Per decifrare tutto questo in una PMI non serve un osservatorio astronomico, ma devi dedicare la giusta attenzione. Bastano pochi punti fermi:
- quanti contatti arrivano ogni mese e da dove;
- quante di queste persone diventano clienti;
- quanti clienti tornano almeno una seconda volta;
- quali prodotti o servizi portano davvero margine.
Quando questi numeri iniziano a essere raccolti con costanza, le conversazioni in azienda cambiano.
La frase mitologica “abbiamo sempre fatto così” lascia spazio a domande più precise: “questo canale ci porta clienti che soddisfano il nostro bilancio?”, “questa attività ci fa perdere o guadagnare tempo?”.
Un sistema non è qualcosa che imposti una volta e lasci andare.
Deve essere visto come un organismo che respira: osservi, aggiusti, togli, migliori. Ogni miglioramento, anche piccolo, sposta l’ago della bilancia dalla parte della crescita.
Dal caos al sistema: un passo alla volta
Quando sei dentro al vortice del “fare marketing” è facile pensare che l’unica soluzione sia rifare tutto da zero. Quando si dice “reinventare la ruota”. In realtà il passaggio più potente avviene in un altro punto: nel momento in cui decidi di guardare le tue attività come un percorso unico, e non come una lista di cose da spuntare.
Passare dal caos operativo a un sistema che genera clienti significa:
- riconoscere la tua identità e metterla al centro dei messaggi;
- disegnare il viaggio che un cliente fa con te, dal primo contatto al momento in cui torna;
- scegliere pochi strumenti che puoi usare con costanza;
- ascoltare i numeri che contano.
Nel mio lavoro con Facile Web Marketing, e nelle pagine di “Marketing per PMI”, questo è il filo che unisce progetti, casi reali, strumenti: aiutare le aziende a costruire un terreno più solido sotto le azioni di marketing che già stanno facendo, senza trasformarle in qualcosa che non sono.
Non serve trasformare la tua impresa in un’astronave perfetta.
Serve darle fondamenta abbastanza robuste perché ogni scelta, da domani, non sia un colpo di fortuna, ma un passo dentro a un sistema che, giorno dopo giorno, impara a generare i clienti giusti per te.
Nicola Onida
Dal caos operativo alla strategia: come una PMI può passare dal “fare marketing” ad avere un sistema che genera clienti